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Cosa vedere

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Fiumefreddo

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Fiumefreddo di Sicilia è un piccolo comune al confine tra le provincie di Catania e Messina sul versante jonico. Questa cittadina ha vissuto una stagione di popolarità nell'estate del 1988 quando la Comunità Economica Europea rilevò che la spiaggia di Marina di Cottone era tra le cinque più pulite d'Italia. Le attività principali del paese sono l'agricoltura (agrumi), il florovivaismo, le colture esotiche (per i suoi Ibiscus e il Mango, Fiumefreddo di Sicilia è stata definita la "piccola Florida") e l'artigianato. Chi decide di trascorrere le proprie vacanze a Fiumefreddo non può mancare di visitare il Castello degli Schiavi (residenza estiva nel Settecento dei baroni di Palagonia) e la Riserva Naturale Orientata del fiume Fiumefreddo che si trova a pochi chilometri dal centro abitato ed è caratterizzata dalla lussureggiante vegetazione ripariale e dalla limpidezza delle acque dell'omonimo corso d'acqua. La stagione calda è vivacizzata dall'estate fiumefreddese, con manifestazioni culturali, sportive, musicali e dalla consegna del premio "Posidone" a personalità distintesi nella tutela dell'ambiente. La gastronomia locale include alcune specialità di pesce freschissimo, come gli "occhi di bue" pescati con pazienza dai sub locali, mentre per trovare le "cassatelle" (dolci di pan di spagna, crema e glassa) ci si deve rivolgere a una delle più antiche pasticcerie del paese.

Riserva di Fiumefreddo

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La Riserva del fiume Fiumefreddo si estende fra i territori dei Comuni di Calatabiano e Fiumefreddo di Sicilia, separati dall'alveo del fiume omonimo. All'interno della Riserva il Fiume scorre lungo una pianura che la fertilítà del suolo, originato da alluvioni derivanti dall'erosione di zone vulcaniche e favorevoli condizioni climatiche hanno vocato allo sviluppo di rigogliosi agrumeti ed orti.
La vegetazíone fluviale è costítuita da interessanti specie acquatiche a fusti e foglie galleggianti, oggi rare in Sicilia, perché necessitano per il proprio sviluppo, di acque limpide con corrente lenta e costante. All'interno del perimetro della Riserva si trova il Castello degli Schiavi, gioiello del Barocco Rurale Siciliano del '700. La villa costruita fra il 1750 e il 1756, è frutto della colllaborazione degli architetti Vaccarini e Ittar. All’interno le otto stanze del piano superiore abbagliano il visitatore, perchè cariche di ogni oggetto che il tempo ha accumulato, da quadri di antichi signori allo stemma dei Gravina in toson d'oro di Spagna, ad oggetti disutili nel tempo della disutile frenesia. La bandiera nostalgica con lo stemma dei Savoia nel bianco, i libri di pregio, i mobili antichi (del secolo scorso), il pianoforte non troppo remoto. Percorrendo il fondo annesso al Castello, verso est, si accede ad un sentiero molto suggestivo che porta all'alveolo del fiume.
Il Castello degli Schiavi è stato in passato ma lo è tutt'oggi, location di alcuni film : fù scoperto già nel 1968 da Pier Paolo Pasolini, che vi girò alcune parti de "L'orgia". Divenne poi famoso con le scene che Francis Ford Coppola vi realizzò per "Il Padrino" I (1971) e II (1974).

Calatabiano

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Immettendosi sulla nazionale Catania- Messina e proseguendo in direzione di Giardini Naxos, poco prima del ponte sul fiume Alcantara, si arriva al paese di Calatabiano, borgo medievale di origine araba da cui si può osservare sui monti che degradano a valle una scoscesa collina dove sorge il castello arabo-normanno da cui si domina il panorama della costa jonica da Taormina a Riposto. Da non perdere la festa di San Filippo, patrono del paese, detta “a calata i San Filippu� che si tiene il terzo sabato di Maggio. Gli uomini che portano la “vara� hanno tutti un nastro colorato intorno alla testa e al collo, che simboleggia il filo di barba col quale San Filippo legava i demoni.

Una delle tante leggende che gravitano attorno alla figura del Santo, infatti, narra che egli venne sfidato dai demoni a dimostrare la sua potenza, spezzando le catene con le quali doveva essere legato; egli avrebbe accettato a patto che i diavoli a loro volta venissero legati con i fili della sua barba. Così il Santo spezzò le catene senza alcuno sforzo, mentre, venuta la volta dei demoni, questi invano cercarono di liberarsi dal filo di barba, rimanendo legati per sempre.Il santo è raffigurato con il volto nero perché, mettendo in fuga gli spiriti maligni, sarebbe arrivato fino alle porte dell’inferno sicché, alla vicinanza del fuoco e delle fiamme, il suo volto divenne nero. Il Pitrè, nella sua monumentale raccolta di tradizioni popolari siciliane, registra numerose orazioni per esorcizzare i demoni impadronitisi dei corpi umani, a conoscenza di anziani guaritori del luogo. Tre colpi di cannone segnano l’inizio della “calata�. Il Santo, portato a spalla, scende di corsa per la strada scoscesa e in pochissimi minuti arriva alla “Prima Croce�, dopo la quale il passo rallenta, la folla si accoda, dai balconi e dalle terrazze cade una pioggia di fiori fino al suo ingresso nella chiesa principale. La domenica successiva (la quarta domenica del mese di maggio), il Santo viene riportato sempre a spalla alla chiesa del SS Crocifisso al castello, da fedeli che aspirano a partecipare alla successiva “calata�. Nella bellissima spiaggia di San Marco è possibile ammirare l’omonimo castello di linee rinascimentali, completato nel 1700. Calatabiano è un centro agricolo importante in tutta la valle, famoso soprattutto per la coltura intensiva del nespolo a cui è dedicata una rinomata sagra.

Francavilla di Sicilia

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La cittadina sorge sulle lave eruttate dal vulcano Moio; nel 1710 fu teatro della più grande battaglia che la storia della Sicilia contemporanea ricordi, quella fra Spagnoli ed Austriaci, che si sviluppò attorno al convento dei cappuccini e che culminò con il passaggio della Sicilia dalla Spagna all’Austria. Nel convento, che merita una visita in quanto rimasto nella sua originaria forma cinquecentesca, con le finestre delle celle a bocca di forno, esistono ancora memorie e stampe del fatto storico.

Gole dell’Alcantara, Parco fluviale dell'Alcantara

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Tra le colate pietrificate dai secoli, entro gole fantasmagoriche, scorre il fiume Alcantara, uno dei fiumi più cari alla mitologia mediterranea, che sgorga a nord di Randazzo, scende giù tra verdi aranceti sprofondando in un canyon di rocce laviche dei crateri di Moio e riemergendo nelle plaghe di Francavilla, per sprofondare nuovamente tra macigni lavici prima di sfociare nel mare di Naxos. La gola più celebrata è profonda venti metri, larga circa tre, irta di prismi basaltici verticali o a ventaglio. Le gole sono percorribili quando l’acqua è bassa per un tratto compreso tra i 50 e i 200 metri, all’entrata è possibile munirsi di stivali e salopette, per evitare di bagnarsi nelle acque, sempre molto fredde del fiume; la risalita può esser fatta in ascensore.

Castiglione di Sicilia

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Sulla strada da Francavilla a Castiglione, vicino al corso del fiume Alkantara, è suggestiva la visita della “Cuba� di Santa Domenica, uno degli esempi più importanti delle chiese siciliane a cupola, risalente ad un’epoca tra l’VIII e il IX secolo. Il paese, edificato su un contrafforte roccioso che domina la vallata dell’Alcantara, fu fondato dagli esuli della città di Naxos rasa al suolo dal tiranno di Siracusa Dionisio. Sulla strada per Randazzo, vi è un’altra chiesetta bizantina, la Cuba di Malvagna, oggi in fase di restauro.

Linguaglossa

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Centro frequentato per villeggiatura e sport invernali, è la base per le escursioni alla pineta e a questo versante dell’Etna. Insieme con gli aspetti naturalistici, celebrati i suoi dolcetti di mandorla, di nocciola e di pistacchio, esportati in tutto il mondo.

Sant’Alfio

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Merita una visita, non solo per il magnifico panorama della costa ionica da Taormina fino al golfo di Augusta che si gode dal suo Belvedere, ma per il maestoso Castagno dei Cento cavalli, descritto da numerosi viaggiatori nel ‘700 e nell’800, considerato dai botanici, l’albero più antico e più grande d’Europa; la leggenda vuole che sotto le sue enormi chiome trovarono riparo la regina Giovanna I D’Angiò (che regnò dal 1343 al 1381) e il suo seguito di cento cavalieri e di dame, da un furioso temporale che li avrebbe sorpresi durante una battuta di caccia sull’Etna.

Giardini Naxos

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Ritornati sulla statale 114, vale la pena visitare l’area archeologica di questa località balneare fondata sul promontorio di Capo Schisò dai primi coloni calcidesi guidati da Teocle nel 734 a. C. e rasa al suolo da Dionisio il Grande per l’appoggio prestato dalla città alla spedizione ateniese contro Siracusa: dagli esuli scampati fu fondata Tauromenion.

Taormina

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Adagiata sull’altopiano roccioso a 200 metri di altitudine, la città, meta di viaggi fin dal ‘700, occupa una posizione stupenda a balcone sul mare e di fronte all’Etna. Impagabile una passeggiata lungo la sua via principale da Porta Messina a Porta Catania dove si aprono boutiques, negozi di antiquarito e di souvenirs, ristoranti e caffè: ai lati si dirama un intrigo di stradine che offrono inattesi scorci e profumi, come quello della frutta di marzapane, della pasta di mandorle, dei cannoli e delle granite dei laboratori di pasticceria. Dal centro, a piedi, è possibile visitare il teatro greco-romano con i suoi stupendi scorci panoramici dall’Etna alle calette delle spiagge sottostanti di Mazzarò e dell’Isola bella; il Palazzo Corvaja, dalle forme arabe e gotico-catalane; il Duomo (XIII sec.) e i bei palazzi, come quello dei Duchi di Santo Stefano (XV sec.).

Castelmola

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Arroccato alle spalle di Taormina si raggiunge dopo qualche minuto di tornanti il “paese dei panorami�, che deriva il nome dal castello normanno che sovrasta il centro abitato; da diversi punti si gode un panorama mozzafiato sull’Etna, sul litorale nord e sulle spiagge che si estendono ai piedi di Taormina. È d’obbligo una sosta per assaporare nei ritrovi tipici il vino alla mandorla, un vino liquoroso di cui gli abitanti si attribuiscono la paternità dell’invenzione, ottimo soprattutto bevuto freddo nelle calde notti d’estate.

Casalvecchio Siculo

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Tornati sulla statale 114, proseguendo verso Messina, a valle di Casalvecchio, su una collinetta che si trova sulla riva sinistra della fiumara di Agrò, si erge il tempio dei SS Pietro e Paolo, il monumento più importante di tutta la vallata, il più caratterizzante dei Comuni della Val D’Agrò e fra i più interessanti monumenti siciliani per la policromia delle pietre bianche arenarie e nere laviche e per il pregio artistico. Realizzato dai frati basiliani attorno al 560, la chiesa faceva parte di un monastero di rito greco; venne distrutto dagli Arabi per poi risorgere ad opera dei Normanni nel 1172, perciò tre stili vi si fondono in perfetta sintonia: quello bizantino nella decorazione della facciata, quello arabo nell’archeggiatura, nei merli e nella cupola, quello normanno nelle navate, nelle torri e nel portico. Pare che l’edificio sacro avesse anche funzione di fortezza, in quanto isolato dal resto del centro abitato.

Storia
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Il Cluverio, nella sua Sicilia antica Lugduni Batavorum (1619), identificò il Fiumefreddo con l’Akesine, alla foce del quale sarebbe sorta Naxos, la più antica colonia greca di Sicilia; la corrispondenza sarebbe stata trovata anche dal punto di vista etimologico, in quanto Akesine sarebbe corruzione di Asine, parola derivata dal siriano Hassin ed equivalente al latino Amnis frigidus, da cui l’italiano Fiumefreddo. Alcune fonti parlano anche di un tempio di Apollo costruito dai colonizzatori sulla collina alle spalle del fiume in questa che sarebbe stata l’acropoli della città di mare, il cui paesaggio è dominato da ogni lato dal maestoso vulcano Etna. Tra i primi, invece, a sostenere la localizzazione di Naxos sul capo Schisò fu Tommaso Fazello, nella sua Le due Deche dell’Historia di Sicilia (1628). Recenti scavi sporadici ma, più, fortuiti ritrovamenti hanno restituito parchi resti di un passato fitto di storia e di civiltà di quest’ antica leggendaria città in cui taluni hanno voluto pure identificare Kallipolis.

Come Arrivare
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Dista 40 Km dall’aereoporto di Catania Fontanarossa e 6 Km dalla stazione ferroviaria di Taormina - Giardini Naxos. Dall’autostrada A18 Catania-Messina uscire al casello di Fiumefreddo e proseguire in direzione Giardini Naxos sulla statale 114 Catania - Messina, svoltando a destra all’altezza del Kartodromo “Karting Club Diana�.

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Situata in territorio di Calatabiano (Catania), sull’ubertosa collina di Liberto che solo una strada intercomunale divide dal Comune di Fiumefreddo di Sicilia, l’azienda agrituristica Serra San Biagio è posta in invidiabile posizione tra l’Etna e il mare. Accoccolata su un declivio erboso che scivola dolcemente verso la foce del Fiumefreddo. Nell’omonima riserva naturale orientata, e la ghiaiosa Marina di Cottone, si affaccia su quel tratto di mare Jonio meno turisticizzato, noto per la limpidezza delle sue acque.

Gli ospiti sono accolti in una casa colonica ottocentesca con palmento (trasformato in elegante hall, reception e bar) e magazzino (convertito in sala ristorante su due livelli) e stalla, restaurata mantenendo le linee e i materiali dell’architettura rurale locale. Il ristorante e la reception accolgono una piccola raccolta di oggetti della cultura e della tradizione contadina proveniente dai coloni che lavoravano lo stesso fondo.

Sono presenti tutti i comforts dell’ospitalità di prestigio: acqua calda e fredda, bagni in camera, frigobar, climatizzazione, accogliente reception, solarium, piscina, campo da tennis, ampio parcheggio. La ricettività complessiva è di 21 posti letto. L’agriturismo è aperto tutto l’anno. L'agriturismo Serra San Biagio è specializzato nella coltivazione del mango.

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