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Il Cluverio, nella sua Sicilia antica Lugduni Batavorum (1619), identificò il Fiumefreddo con l’Akesine, alla foce del quale sarebbe sorta Naxos, la più antica colonia greca di Sicilia; la corrispondenza sarebbe stata trovata anche dal punto di vista etimologico, in quanto Akesine sarebbe corruzione di Asine, parola derivata dal siriano Hassin ed equivalente al latino Amnis frigidus, da cui l’italiano Fiumefreddo. Alcune fonti parlano anche di un tempio di Apollo costruito dai colonizzatori sulla collina alle spalle del fiume in questa che sarebbe stata l’acropoli della città di mare, il cui paesaggio è dominato da ogni lato dal maestoso vulcano Etna. Tra i primi, invece, a sostenere la localizzazione di Naxos sul capo Schisò fu Tommaso Fazello, nella sua Le due Deche dell’Historia di Sicilia (1628). Recenti scavi sporadici ma, più, fortuiti ritrovamenti hanno restituito parchi resti di un passato fitto di storia e di civiltà di quest’ antica leggendaria città in cui taluni hanno voluto pure identificare Kallipolis.

Mentre la collina prende il nome di “Liberto� perché sarebbe stata roccaforte di schiavi liberati, la contrada si chiama San Biagio dal vescovo martire protettore della gola, per la cui festa è diffuso, tanto in oriente quanto in occidente, il rito della benedizione della gola e, come afferma il Ciaceri, nella continuità dai culti pagani a quelli cristiani, il Santo avrebbe sostituito Apollo, il dio del canto e della profezia, il dio guaritore. Solo fino a pochi decenni fa, le popolazioni del luogo si recavano a prendere l’acqua da una sorgente presso questa Contrada per darne da bere ai malati di gola con sicuro effetto terapeutico.